Morbidelli T1002VX - La prova

by on marzo 25, 2026

Motomatto racconta: 2000 km con la Morbidelli T1002VX

Ciao umani di EnduRoads! Qui è Motomatto che vi parla, direttamente dal cuore pulsante del mio V-twin, dopo una prova lunga, intensa e... bagnata. Ho appena finito di divorare 2000 km in sella alla Morbidelli T1002VX, e vi assicuro: ogni centimetro è stato un'avventura.

Il mezzo: Morbidelli T1002VX
Una belva da viaggio, con telaio robusto, sospensioni intelligenti e un cuore bicilindrico che canta come un tenore sotto stress. Tre valigie in alluminio, protezioni ovunque, e una posizione di guida che sembra fatta apposta per me (anche se ho le gambe a razzo). Ovviamente non aspettatevi la potenza di un Multistrada o di un GS, perché qui sotto abbiamo 87 cavalli che però fanno bene il loro lavoro. 

Condizioni meteo: tutte. Nessuna esclusa.
Pioggia battente: la T1002VX ha tenuto la strada come un treno. ABS e controllo di trazione hanno fatto il loro dovere, mentre io asciugavo i circuiti con l’ironia. Di acqua così forte non ne avevo mai vista, eppure non mi sono mai trovato in difficoltà con la mappatura RAIN.
Sole cocente: il motore non ha mai ceduto, neanche sotto il caldo da fusione nucleare. Il parabrezza ha deviato l’aria come un maestro di kung fu.
Nebbia: visibilità zero, ma la stabilità e la risposta del manubrio mi hanno permesso di danzare tra le curve come un robot ballerino.

Tipologia di strade
Asfalto perfetto: la T1002VX è un treno ad alta velocità. Freni precisi, sospensioni che leggono il terreno come un libro aperto.
Curve strette e tornanti: piega fluida, mai nervosa. Anche con le valigie cariche, la moto resta composta. Il peso si fa però sentire sullo stretto, perché il cambio di direzione non è rapidissimo. Basta abituarsi, niente di trascendentale.
Sterrato e ghiaia: qui si vede il pedigree da avventuriera. Pneumatici tassellati, mappatura off-road, e una trazione che mi ha fatto sentire invincibile. Ho persino fatto un salto (involontario) su una cresta. Atterraggio perfetto. Consiglio al massimo strade bianche e non fuoristrada vero e proprio, non mi sembra proprio adatta visto il peso.

Comfort e consumi
Sella comoda anche per chi ha il posteriore in metallo.
Consumi contenuti: media di 4,7 l/100km, con una andatura morbida. Strumentazione chiara, leggibile anche con visore polarizzato.

Conclusioni di Motomatto
La Morbidelli T1002VX è una compagna di viaggio affidabile, grintosa e versatile. Dopo 2000 km sotto ogni cielo e su ogni terreno, posso dire che è degna di ogni avventura. Se avete il cuore da esploratori e il fondoschiena pronto a vibrare, questa è la moto che fa per voi.

Io? Sto già pianificando il prossimo giro. Magari in Sardegna. O su Marte. Vedremo.

A presto, umani!
Motomatto – il vostro tester a propulsione emotiva.

Tra le curve marchigiane fino a Marotta

by on marzo 23, 2026
Prima uscita domenicale del 2026 con il Motoclub, attraversando Umbria e Marche tra curve veloci e tornanti più stretti. Ci siamo ritrovati in 8 per una partenza soleggiata e da Gubbio siamo arrivati nei pressi di Cagli, per poi deviare verso Pianello e fare un anello che ci ha riportato a Cagli. Questo anello è veramente molto divertente perchè ricco di curve veloci e tornanti stretti in mezzo ad un magnifico scenario naturale. Da qui abbiamo deviato sulla SP424, la provinciale per Pergola e, dopo una breve pausa ristoratrice in un bar, abbiamo proseguito in direzione Marotta. Un bel pranzetto di pesce e poi ritorno sotto una leggera pioggia che però non ha pregiudicato la guidabilità. Consiglio vivamente questo giretto di 2 ore circa.


Scarica la traccia GPX: 
Giro in moto Gubbio Cagli Marotta

Alcune foto




Guarda il video: https://youtu.be/r585IaM7ZBQ


Quale attrezzatura acquistare per le riprese in moto: la guida definitiva di EnduRoads

by on marzo 20, 2026
Fare riprese in moto non è solo una questione tecnica: è un modo di raccontare il viaggio, di catturare il ritmo della strada e l’intimità di quei momenti che altrimenti scivolerebbero via. Ma per trasformare un’uscita in un contenuto che emoziona davvero, serve l’attrezzatura giusta — non necessariamente la più costosa, ma quella più adatta al tuo stile di guida e di narrazione.

Questa guida nasce proprio per questo: aiutarti a scegliere in modo consapevole, evitando acquisti inutili e puntando su ciò che fa davvero la differenza.


1. La action cam: il cuore delle riprese in moto
La prima scelta è inevitabile: quale action cam usare. Oggi il mercato è maturo e le differenze non sono più solo nella qualità video, ma nella stabilizzazione, nella gestione del vento, nella facilità d’uso con i guanti.

Cosa serve davvero
- Stabilizzazione eccellente: in moto è tutto. Senza, anche la strada più bella diventa un mare mosso.
- Buona gestione del vento: microfoni interni decenti o possibilità di usare microfoni esterni.
- Controlli intuitivi: tasti grandi, comandi vocali affidabili, interfaccia leggibile al sole.
- Batterie sostituibili: indispensabili per i viaggi lunghi.

Perché è importante scegliere bene
Una buona action cam non deve solo registrare: deve farlo senza farti pensare. Se ti costringe a fermarti, smanettare, controllare mille impostazioni, ti ruba il viaggio.


2. Supporti e montaggi: dove metti la camera cambia tutto
La posizione della camera determina il linguaggio visivo del tuo video. Non è un dettaglio: è la grammatica del racconto.

I montaggi più utili
- Casco (mentoniera): la prospettiva più immersiva e naturale. Perfetta per i vlog.
- Manubrio: stabile, ottima per riprese “pulite” della strada.
- Serbatoio: dà un senso di velocità e profondità, ma vibra di più.
- Laterale o crash bar: ideale per riprese dinamiche della moto in movimento.
- Posteriore: racconta il viaggio da un punto di vista più narrativo.

Cosa evitare
Supporti economici che vibrano, si allentano o — peggio — si staccano. Una camera persa sull’asfalto è un classico che non fa ridere nessuno.


3. Microfoni e audio: il vero salto di qualità
Il video può essere bellissimo, ma se l’audio è un frullatore di vento… addio emozione.

Cosa serve
- Microfono lavalier da mettere dentro il casco.
- Spugna antivento (anche doppia).
- Adattatore ufficiale della tua action cam (quelli non originali spesso danno problemi).
- Posizionamento corretto: lontano dalla bocca, vicino alla guancia, protetto da un lembo di tessuto.

Perché l’audio conta
La voce è intima, avvicina chi guarda. E il suono del motore — se registrato bene — diventa parte della narrazione.


4. Powerbank e gestione dell’energia
Le riprese in moto consumano più di quanto pensi. Tra GPS, action cam, smartphone e interfono, la batteria è sempre un tema.

Cosa acquistare
- Powerbank da 10.000–20.000 mAh: robusto, con uscita rapida.
- Cavo corto e resistente: meglio se rinforzato.
- Batterie di scorta per la action cam (almeno due).

Consiglio pratico
Se viaggi spesso, valuta un caricatore USB da manubrio con fusibile dedicato. Ti cambia la vita.


5. Custodie, protezioni e filtri ND
La moto è un ambiente ostile: vibrazioni, polvere, pioggia, sbalzi termici. Proteggere l’attrezzatura è fondamentale.

Cosa considerare
- Custodia rigida per trasportare tutto in ordine.
- Protezione per la lente: economica, ma salva riprese e portafoglio.
- Filtri ND: utili per dare un look più cinematografico, soprattutto in pieno sole.


6. Droni: quando usarli (e quando no)
Il drone è un valore aggiunto, ma non sempre è necessario. E soprattutto, non sempre è legale farlo volare.

Quando ha senso
- Nei viaggi lenti, panoramici, dove puoi fermarti in sicurezza.
- Per raccontare il contesto: la strada, la montagna, la valle.

Quando evitarlo
- In zone ventose.
- In aree con restrizioni.
- Durante trasferimenti veloci: è più un rischio che un vantaggio.


7. Zaini e borse per l’attrezzatura
Non serve portarsi dietro uno studio cinematografico. Serve organizzazione.
Cosa scegliere
- Zaino compatto con scomparti modulari.
- Borsa da serbatoio con tasca trasparente per avere accesso rapido.
- Organizer morbidi per cavi, batterie e microfoni.


8. L’attrezzatura che fa davvero la differenza
Alla fine, ciò che conta non è avere tutto, ma avere ciò che serve al tuo stile.
Il kit essenziale per iniziare
- Una buona action cam.
- Un supporto da casco affidabile.
- Un microfono lavalier.
- Due batterie extra.
- Un powerbank.
- Una custodia rigida.
Con questo puoi già raccontare un viaggio in modo professionale.


Conclusione: la tecnologia è un mezzo, non il fine
L’attrezzatura giusta ti aiuta a catturare il viaggio, ma non deve mai sostituire il viaggio stesso. Le riprese migliori nascono quando ti dimentichi della camera e ti concentri sulla strada, sul ritmo, sul paesaggio che cambia.
Scegli strumenti che ti liberano, non che ti complicano la vita. E ricorda: ogni video è un pezzo della tua storia su due ruote.

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Morbidelli aggiorna il listino: tre modelli chiave cambiano prezzo e ruolo nella gamma

by on marzo 18, 2026
Morbidelli aggiorna il listino: tre modelli chiave cambiano prezzo e ruolo nella gamma





Morbidelli continua a muoversi con decisione nel percorso di rilancio iniziato nel 2024. Un marchio che rivendica con orgoglio il proprio DNA italiano — design e sviluppo radicati in provincia di Bologna — ma che oggi si appoggia a una struttura produttiva globale capace di garantire efficienza, volumi e competitività.  
Dal 23 febbraio 2026 tre modelli strategici cambiano prezzo: T1002VX, T352X e F352. Un intervento mirato, pensato per rafforzare la rete vendita e preparare il terreno a un ampliamento della gamma moto e scooter.


T352X — L’adventure media che punta all’accessibilità
La T352X è la proposta per chi vuole un’adventure leggera, intuitiva e adatta a tutto. Il bicilindrico da 41,5 CV, le sospensioni a lunga escursione, i cerchi tubeless 19”/17” e il sistema Morbidelli Connect la posizionano come una compagna ideale per chi entra nel mondo delle adventure o cerca una moto versatile senza complicazioni.
Il nuovo prezzo di 4.790 euro la colloca in modo ancora più competitivo nel segmento entry e mid‑level.



F352 — La streetfighter essenziale con carattere racing
La F352 interpreta il filone streetfighter con un approccio diretto: bicilindrico da 41,5 CV, telaio perimetrale, tre riding mode, ABS posteriore disattivabile e traction control.  
La dotazione tecnologica è sorprendente per la fascia: TFT con navigazione mirroring e connettività dedicata.
Il nuovo listino la fissa a 4.590 euro.


T1002VX — L’adventure di punta scende a 8.990 euro
La T1002VX è la portabandiera del marchio nel segmento adventure: un bicilindrico a V da 997 cc, 89,7 CV e 89 Nm, sospensioni KYB, ABS Bosch Pro Cornering e cerchi a raggi da 19”/17”.  
Un pacchetto completo, con elettronica moderna (ride‑by‑wire, quattro riding mode, connettività con mirroring) e — dettaglio non da poco — tre valigie in alluminio incluse.
Il nuovo prezzo è 8.990 euro, con un taglio netto di 1.000 euro rispetto al precedente listino.


Garanzie e servizi
Tutti e tre i modelli includono 3 anni di garanzia e 2 anni di assistenza stradale, un pacchetto che rafforza ulteriormente il valore percepito.



Considerazione finale
Pur riconoscendo la logica commerciale dietro questo riposizionamento — più competitività, più appeal, più spazio per crescere — non posso ignorare un punto: abbassare il prezzo della T1002VX di 1.000 euro a così breve distanza dal lancio non è corretto nei confronti di chi l’ha acquistata da poco.  
Chi ha creduto nel marchio fin da subito si ritrova oggi con un valore residuo ridotto e la sensazione di non essere stato tutelato. Un tema che, in un mercato maturo come quello delle adventure, pesa eccome sulla fiducia.

L’Italia che Respira Piano: Viaggio Lento sulle Strade Minori

by on marzo 06, 2026


Non c’è un cartello che lo annunci.  Non c’è un punto preciso in cui inizi davvero.  
Succede e basta: a un certo punto lasci la statale, imbocchi una deviazione qualunque, e ti ritrovi dentro un’Italia che sembra respirare più piano. È qui che comincia il viaggio.

La prima cosa che colpisce è il silenzio.  Non quello assoluto, ma quello vivo: il rumore della moto che rimbalza sulle case in pietra, il fruscio degli alberi, il canto di un gallo in lontananza.  È un silenzio che non ti chiede nulla, non pretende performance, non misura il tempo. La strada si stringe, si arriccia, si infila tra due muri antichi.  L’asfalto non è perfetto, ma è sincero.  Ogni curva è una promessa, ogni rettilineo un respiro. E tu, sopra la moto, ti accorgi che stai guidando diversamente: più morbido, più attento, più presente.

Arrivi in un paese che non conoscevi. Tre case, un campanile, un bar con le sedie di plastica fuori.  
Ti fermi.  Non perché devi, ma perché è naturale farlo. Il barista ti guarda come si guarda un viaggiatore, non un cliente.  Ti chiede da dove vieni, dove stai andando. Quando rispondi “non lo so”, sorride come se avessi detto la cosa più sensata del mondo. In questi posti, la moto non è un mezzo: è un linguaggio. E tu stai parlando la loro lingua.

La strada sale, poi scende, poi si perde in un bosco che profuma di terra umida. Ogni curva sembra avere un carattere: quella larga e tranquilla, quella cieca e un po’ nervosa, quella che si apre all’improvviso su una valle che ti costringe a rallentare solo per guardarla meglio. Non stai più “facendo un giro”, stai ascoltando un territorio.

E lui, in cambio, ti racconta chi è:  le frane che hanno cambiato il tracciato,  i muretti a secco ricostruiti a mano,  le strisce d’erba che spuntano tra le crepe dell’asfalto. Sono dettagli che sulle grandi strade non vedi più.

A un certo punto ti rendi conto che non hai fretta, che non stai inseguendo una meta, che il viaggio è diventato un cerchio, non una linea. È una sensazione rara, quasi dimenticata: il tempo che non stringe, ma si allarga.

La moto vibra sotto di te come un animale tranquillo.  
Il casco diventa una piccola stanza tutta tua.  
E la strada, quella strada minore che non compare su nessuna guida, diventa un luogo intimo, quasi familiare.

Il ritorno che non è un ritorno
Quando decidi di rientrare, non hai la sensazione di tornare da un viaggio.  
Hai la sensazione di aver recuperato qualcosa.

Un ritmo.  
Un modo di guardare.  
Una parte di te che la velocità quotidiana aveva messo da parte.

Le strade minori fanno questo:  
non ti portano lontano, ti portano dentro.

E alla fine capisci. Capisci perché tanti motociclisti stanno scegliendo queste vie dimenticate.  
Capisci perché ogni deviazione è un invito.  Capisci che la vera avventura non è nei chilometri, ma nella qualità dello sguardo. E capisci soprattutto una cosa:  che l’Italia più bella non è quella che si mostra,  
ma quella che si lascia scoprire piano.





Consigli pratici per chi vuole iniziare

1. Scegli una zona piccola
Meglio 40 km fatti bene che 200 km fatti di fretta.

2. Lascia spazio all’imprevisto
Le strade minori sono vive: lavori, frane, deviazioni.  
Accettale come parte del gioco.

3. Parla con la gente
Bar, officine, piccoli negozi: sono i veri navigatori del territorio.

4. Non inseguire la performance
Qui non si “spinge”.  
Si ascolta la strada.



Le 10 foto che ogni motociclista dovrebbe saper scattare

by on marzo 04, 2026
Ci sono momenti, durante un viaggio in moto, che sembrano chiedere di essere fermati. Non per vanità, non per collezionare like, ma per ricordare a noi stessi perché amiamo così tanto stare in sella. La fotografia, quando è fatta con intenzione, diventa un’estensione del viaggio: un modo per raccontare ciò che la memoria, da sola, non riesce a trattenere.
Eppure molti motociclisti scattano sempre le stesse tre foto: la moto parcheggiata, un selfie veloce, un panorama qualunque. Peccato, perché la strada offre molto di più. E non serve essere fotografi professionisti: basta un po’ di attenzione, qualche trucco semplice e la voglia di guardare il viaggio con occhi diversi.
Ecco dieci tipi di foto che ogni motociclista dovrebbe imparare a fare, non per riempire un album, ma per raccontare davvero la propria storia.

La prima è la più semplice e la più difficile allo stesso tempo: la moto nel suo ambiente naturale. Non un primo piano, non un dettaglio, ma la moto come parte del paesaggio. È la foto che dice “ero qui”, ma senza gridarlo. Basta spostarsi di un paio di passi, cercare una composizione pulita, lasciare spazio al contesto. È un modo per ricordarsi che il viaggio non è mai solo la moto, ma ciò che la circonda.


Poi c’è il dettaglio che parla di te. Un guanto consumato, una fibbia graffiata, il casco appoggiato a terra. Sono piccole cose che raccontano abitudini, chilometri, carattere. Una foto ravvicinata, con lo sfondo sfocato, può dire molto più di un ritratto intero.

Ogni motociclista dovrebbe avere almeno una volta la curva perfetta. Non serve essere in piega estrema: basta catturare il movimento, la traiettoria, la sensazione di fluidità. È una foto che richiede un minimo di preparazione e molta prudenza, ma quando riesce trasmette l’essenza stessa della guida.


C’è poi la strada che chiama, quella foto che tutti abbiamo visto e che tutti vorremmo scattare: l’asfalto che si allunga davanti, la moto piccola sullo sfondo, la promessa di qualcosa che sta per iniziare. È una delle immagini più evocative che un motociclista possa portare a casa.

Un altro scatto che vale sempre la pena fare è il rituale della partenza. Non importa quanto sia semplice: chiudere la giacca, sistemare lo zaino, infilare i guanti. Sono gesti che ripetiamo ogni volta, quasi senza pensarci, ma che racchiudono tutta l’emozione del “si parte”.

Non può mancare il compagno di viaggio. Che sia una persona, un animale incontrato per caso o qualcuno che ti ha offerto un caffè lungo la strada, fotografare un volto rende il viaggio più umano. Le moto sono bellissime, ma sono le persone che incontriamo a dare profondità ai ricordi.

Un altro scatto fondamentale è la sosta panoramica, quella pausa in cui ti togli il casco, respiri e ti rendi conto di dove sei. La moto di tre quarti, lo sfondo ampio, un po’ di spazio per far respirare l’immagine: è una foto che trasmette calma e gratitudine.

Per chi ama la parte tecnica, c’è il dettaglio meccanico. Una sospensione, un disco freno, la texture di uno pneumatico. Sono foto utili, ma anche affascinanti: mostrano la bellezza funzionale della moto, quella che spesso diamo per scontata.

Poi c’è la foto più sincera di tutte: sporchi e felici. Polvere, pioggia, fango, stivali segnati. È la prova che il viaggio non è stato solo estetica, ma vissuto. È la foto che racconta la verità, senza filtri.

E infine, immancabile, il tramonto che chiude la giornata. La moto in silhouette, il sole basso, la luce che si spegne lentamente. È un’immagine che non ha bisogno di spiegazioni: parla di fine, di riposo, di un giorno che ha dato tutto quello che poteva dare.

La fotografia in moto non è un esercizio tecnico, ma un modo per ricordare chi siamo quando siamo sulla strada. Non serve l’attrezzatura perfetta, non servono pose studiate. Serve solo la voglia di fermarsi un attimo, guardare davvero ciò che abbiamo davanti e premere il pulsante al momento giusto.
Alla fine, le foto migliori non sono quelle più belle: sono quelle che, riguardandole, ti fanno tornare il rumore del motore nelle orecchie.

Intorno al Parco del Monte Cucco

by on marzo 02, 2026
Anello Appenninico di Fine Inverno

Tutti noi abbiamo sempre mille impegni, ma uno spazio per un bel giretto in moto dobbiamo sempre cercare di ritagliarcelo.
La giornata aveva quell’aria limpida che invita a salire verso la montagna, quindi appena pranzato sono sceso in garage e mi sono vestito: sotto casco, casco, giacchetto, guanti. Ho acceso la moto e via. 

Il motore ancora freddo, la città alle spalle, e subito la strada che si stringe verso il Valico di Scheggia: un’ascesa familiare, ma ogni volta diversa. L’asfalto porta i segni dell’inverno, ma il ritmo è buono, le curve si incastrano una dopo l’altra e la vista si apre sui boschi che dormono ancora.
Superato il valico e superata Scheggia, la strada si infila nella gola che porta a Isola Fossara. Le pareti di roccia stringono la luce, il motore rimbalza tra i versanti, e il viaggio cambia tono: più raccolto, più intimo.  
Ed è qui che appare, quasi all’improvviso, l’Abbazia di Sant’Emiliano in Congiuntoli.  
Romanica, severa, isolata, con il suo prato davanti e il campanile a vela che sembra disegnato apposta per essere visto da un motociclista in transito. È uno di quei luoghi che non chiedono di fermarti, ma ti restano addosso: un frammento di Medioevo incastonato nella valle.
Questa antica abbazia, é dedicata a San Bartolomeo e a Sant'Emiliano e sorge ai piedi di Monte Aguzzo in una valle angusta circondata da monti, che la chiudono come in una prigione. Non sapevo della sua esistenza e me la sono trovata davanti agli occhi.
È detta Badia di S. Emiliano o di “Congiuntoli“, perche qui si congiungono Rio Freddo, che scaturisce dalle rocce del Montecucco, e il Sentino che scende dai colli eugubini.

Poi la deviazione verso Fabriano, con l’Appennino che si distende in colline più morbide. Qui il paesaggio cambia tono: meno selvatico, più aperto, quasi un preludio alla pianura marchigiana. Una pausa breve, giusto il tempo di guardarsi intorno e riprendere la via del ritorno.

Il rientro passando per Branca è un ritorno alla quotidianità, ma con quella sensazione addosso che solo un giro ben fatto sa lasciare: la mente più leggera, il corpo più vivo, la moto che sembra ringraziarti.

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Itinerario sintetico
- Partenza: Gubbio  
- Salita: Valico di Scheggia  
- Discesa: Isola Fossara  
- Prosecuzione: Fabriano  
- Rientro: Branca → Gubbio  
- Terreni: asfalto misto, tratti montani, gole e colline aperte  

Box tecnico EnduRoads
- Difficoltà: bassa → media (per via dell’asfalto variabile in inverno)  
- Punti critici: possibili umidità in ombra tra Scheggia e Isola Fossara  
- Moto ideale: qualsiasi touring o adventure; perfetto per monocilindrici e bicilindrici leggeri  
- Momento migliore: mattine limpide di fine inverno o primavera precoce  

Perché questo giro funziona
- Offre tre paesaggi diversi in meno di due ore: montagna, gola, collina.  
- Ha un ritmo naturale: salita → discesa tecnica → scorrimento.  
- È un anello perfetto per “staccare” senza programmare troppo.  
- È vicino a Gubbio ma dà la sensazione di essere andati lontano.





Scarica la traccia GPX
https://liberty-rider.com/it/roadbooks/2082048/attorno-al-parco-del-monte-cucco

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